The Ugly Stepsister
di Emilie Blichfeldt
Polonia 2025, 105'
Programma
– Domenica 26/10/25
– ore 22:00
– Cinema Teatro Orfeo
Titolo originale: Den stygge stesøsteren
Sceneggiatura: Emilie Blichfeldt
Fotografia: Marcel Zyskind
Montaggio: Olivia Neergaard-Holm
Musica: Vilde Tuv, Kaada
Scenografia: Laurent Baude
Costumi: Manon Rasmussen
Interpreti: Lea Myren (Elvira), Ane Dahl Torp (Rebekka), Thea Sofie Loch Næss (Agnes), Flo Fagerli (Alma), Isac Calmroth (Principe Julian)
Produzione: Maria Ekerhovd
Distribuzione: I Wonder Pictures
In collaborazione con I Wonder Pictures e Cinema Orfeo
Evento Extra Festival a pagamento
Sinossi
E se l’eroina della storia, per una volta, non fosse Cenerentola, ma la sorellastra “cattiva”? Elvira sogna il principe azzurro e una vita da favola. Pur di conquistarlo e avere la meglio sulla sua bellissima sorella acquisita, Agnes, sarà disposta a sopportare qualunque sofferenza.
What if, for once, the heroine of the story wasn't Cinderella, but her “ugly” stepsister? Elvira dreams of Prince Charming and a fairy-tale life. She is willing to endure any suffering to win him over and get the better of her beautiful stepsister, Agnes.

Note di regia
La visione complessiva di “beauty horror” in The Ugly Stepsister nasce dal body horror e dalla dottrina misogina secondo cui “la bellezza è dolore”, e prosegue la mia esplorazione della tirannia della bellezza e del suo impatto sulle giovani donne. È un tema per me molto personale, dopo anni di lotta con l’immagine del mio corpo e di ricerca del mio posto all’interno della femminilità. Con questa storia intendo immergere il pubblico nell’esperienza di Elvira, provocando empatia, disagio e riflessione. Facendo risuonare il suo dolore fisico nei corpi stessi degli spettatori, spero di creare un legame viscerale che inneschi una riflessione profonda.
Il percorso di Elvira mette in luce l’agonia del conformarsi a standard fisici irraggiungibili. Sono stata ispirata dall’approccio di David Cronenberg al genere: le trasformazioni del corpo diventano metafore dei difetti, i dilemmi e le paure interiori dei suoi personaggi, o persino un commento politico su come la società influenzi l’individuo.
(Emilie Blichfeldt)
La critica
Colpisce come Emilie Blichfeldt, qui al suo primo lungometraggio, sia stata in grado di fondere con risultati sorprendenti in quanto a qualità e omogeneità, una serie di registri e riferimenti che sono molto diversi tra loro. Oltre al citato Maria Antonietta, nelle immagini di The Ugly Stepsister c'è spazio per il gotico della Hammer così come per certe derive vaporwave tutte contemporanee, e come per certi richiami alle estetiche del giallo all'italiana (enfatizzate dallo sporadico ma alquanto significativo uso dello zoom), con alcuni momenti estemporanei che se da un lato, guardano a Guiraudie e/o a certo cinema queer, in altri – come durante il ballo – sembrano ispirarsi ad alcune coreografie di Bubsy Berkeley.
(Federico Gironi, da Cineforum nuova serie n. 19, settembre 2025)
La regista: Emilie Blichfeldt
Regista famosa per i suoi cortometraggi audaci e provocatori. Il suo progetto di laurea alla Norwegian Film School del 2018, Sara’s Intimate Confessions, è stato selezionato per festival come il Locarno International Film Festival 2018 e il Clermont-Ferrand International Short Film Festival 2019. The Ugly Stepsister segna il suo debutto alla regia di un lungometraggio.
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