La moglie di Frankestein
di James Whale
Usa 1935, 75'
Programma:
- Mercoledì 28/10/26
- Ore 17:00
- Savoia Cityplex
Titolo originale: Bride of Frankenstein
Soggetto: basato sul romanzo di Mary Shelley
Sceneggiatura: William Hurlbut
Fotografia: John J. Mescal
Montaggio: Ted Kent
Musica: Franz Waxman
Scenografia: Charles D. Hall
Trucco: Jack P. Pierce
Effetti speciali: John P. Fulton
Interpreti: Boris Karloff (il Mostro), Colin Clive (Henry Frankenstein), Valerie Hobson (Elizabeth), Ernest Thesiger (Dr. Septimus Pretorius), Elsa Lanchester (Mary Shelley / La compagna del Mostro)
Produzione: Carl Laemmle Jr. per Universal Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Sinossi
Il dr. Henry Frankenstein vorrebbe abbandonare i suoi esperimenti, ma viene avvicinato dal suo vecchio mentore, il dr. Pretorius, affinché dia vita a una nuova razza per un mondo “di dei e di mostri”, donando una compagna al Mostro, nel frattempo scampato al linciaggio. Quando Henry si rifiuta, il Mostro rapisce la sua compagna Elizabeth per convincerlo.
Dr. Henry Frankenstein wishes to abandon his experiments, but is approached by his former mentor, Dr. Pretorius, who urges him to create a new race for a world “of gods and monsters” by fashioning a mate for the Monster—who, in the meantime, has managed to escape the lynch mob. When Henry refuses, the Monster kidnaps his companion, Elizabeth, to coerce him.
La critica
James Whale, che a Hollywood viveva apertamente la sua omosessualità (cosa non facile nel 1935 e non facile oggi), era con ogni probabilità ben introdotto nei giochi degli eterosessuali; i suoi film sono farciti della sensibilità ironica nota come camp. Per questo riuscì, con l'aiuto degli sceneggiatori, a creare una nuova e duratura icona di scienziato folle che avrebbe abbracciato la bellicosità sessuale già appartenente alla bellicosità di Frankenstein fin dall'inizio. Ritagliato su misura per l'illustre attore teatrale inglese Ernest Thesiger, il ruolo del dottor Septimus Pretorius, mentore di Frankenstein ai tempi della scuola, era qui un Mefistofele gay. (...)
Sotto l'apparenza di una “moralizzazione” del film, l'onnipresente immaginario cruciforme avrebbe suggerito asserzioni più “blasfeme” di qualunque taglio imposto da Breen [della commissione di censura], per esempio il paragone diretto del mostro di Frankenstein con Cristo. (…) Whale pareva consapevole che certe cose restavano meglio nascoste in piena vista.
(David J. Skal, da “The Monster Show”, Baldini & Castoldi, 1998)
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