Ecologia del delitto / Reazione a catena
di Mario Bava
Italia 1971, 88'
Programma
- Sabato 24/10/26
- Ore 22:00
- Cinema Ariston
Soggetto: Dardano Sacchetti e Franco Barberi
Sceneggiatura: Mario Bava, Joseph McLee, Filippo Ottoni
Fotografia: Mario Bava
Montaggio: Carlo Reali
Musica: Stelvio Cipriani
Scenografia: Sergio Canevari
Costumi: Enrico Sabbatini
Interpreti: Claudine Auger (Renata Donati), Luigi Pistilli (Alberto), Claudio Volonté (Simone), Anna Maria Rosati (Laura), Chris Avram (Franco Ventura), Leopoldo Trieste (Paolo Fossati), Laura Betti (Anna Fossati), Isa Miranda (Contessa Federica Donati), Nicoletta Elmi (figlia di Alberto e Renata), Renato Cestiè (figlio di Alberto e Renata)
Produzione: Giuseppe Zaccariello per Nuova Linea Cinematografica
In collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale
Versione restaurata 4K
Sinossi
In una baia desolata, l'anziana Contessa Federica Donati viene barbaramente uccisa nella sua villa. L'omicidio innesca una spirale di delitti fra i vari personaggi che ruotano attorno al luogo e alle sue possibilità di speculazione edilizia.
In a desolate bay, the elderly Countess Federica Donati is brutally murdered in her villa. The killing triggers a spiral of crimes among the various characters connected to the location and the potential for real estate speculation there.




Note di regia
Con Bava addirittura sono stata io a telefonargli da Venezia dopo aver vinto la Coppa Volpi per Teorema […]. Poi siamo diventati amicissimi, Bava era un personaggio divino! Ho fatto due film di seguito con lui. […] Ecologia del delitto, e lì anche non ero male, del tutto senza collo! […] Ricordo un giorno che persino lui, a notte, decise di rinunciare a una scena per il troppo divertimento, dopo aver provato a incazzarsi! In una fittissima foresta, girando al mare sulle dune, io e Gigi Pistilli dovevamo correre venendo da punti diversi fino a incontrarci davanti alla macchina da presa, e lì dire, col fiatone, due o tre cose fondamentali. Noi al via correvamo, arrivavamo, e trovavamo Bava dietro la macchina da presa che agitava una frasca davanti all’obiettivo, e la frasca era tutta quanta la foresta! Motore, azione, corsa, e davanti all’obiettivo dove c’era questa frasca che andava su e giù, nel dire le battute fondamentali su non so quale assassinio, io e Gigi siamo scoppiati a ridere dal farcela addosso. Rifacemmo la scena un sacco di volte, e Bava provò a incazzarsi, ma alla fine gli prese anche a lui un fou rire di tale violenza che la scena non si fece più e decise di cambiarla con un’altra.
(Laura Betti, da “L'avventurosa storia del cinema italiano. Da La dolce vita a C’era una volta il West”, di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Edizioni Cineteca di Bologna)
La critica
Al posto del grande impatto dei colori, della cura per la composizione dell’immagine e per il posizionamento della cinepresa, prende piede una regia più movimentata con la macchina da presa, che si muove tantissimo. […] è come se si superassero per sempre gli anni Sessanta scanditi dai colori “alla Bava” per entrare in un’epoca nuova e dalle tonalità molto sfumate. […] Di fatto, in pochissimo tempo l’immagine realistica lascia il posto a una deformazione della realtà e dei colori: una deformazione ipertrofica che vuole essere forte e crudele senza nessuno spazio per rendere meno aspra la realtà che si racconta. Si sottolinea l’orrido per intensificare il reale. Mario Bava mette i corpi e i visi in primissimo piano e questo diventa norma nel suo cinema.
(Gérald Duchausssoy, Romain Vandestichele, in “Mario Bava. Il mago dei colori”, Edizioni Sabinae)
Il regista: Mario Bava
Nato a Sanremo nel 1914 è il maestro del cinema fantastico italiano, amato da cineasti come Martin Scorsese, Joe Dante, Quentin Tarantino e John Carpenter. Dopo gli anni da direttore della fotografia per Francesco De Robertis, Roberto Rossellini, Steno, Mario Monicelli, Riccardo Freda, nel 1960 esordisce alla regia con La maschera del Demonio che attira l’attenzione della critica francese. Con La ragazza che sapeva troppo, nel 1962, inaugura il giallo italiano, mentre Terrore nello spazio, del 1965, resta il migliore esempio di fantascienza tricolore. In pochi anni crea un modello estetico e artistico irripetibile, fatto di invenzioni visive che valorizzano la direzione della fotografia e la cura degli effetti ottici e pratici. Fra gli altri suoi titoli più noti I tre volti della paura (1963), Operazione paura (1966), Ecologia del delitto (1971). Scompare nel 1980.
Locandina






